Quella diffusa sensazione di fragilità economica *
Da anni viviamo una condizione definita di “policrisi” o “permacrisi”. Un susseguirsi di eventi inaspettati e di disastri di varia natura – geopolitici, economici, sociali, climatici, ambientali, sanitari – trasformano le crisi da emergenze temporanee, in condizione permanente di instabilità ed imprevedibilità del contesto. Anche il linguaggio economico e aziendale si è evoluto per riflettere queste percezioni da parte di imprese, istituzioni e attori sociali.
Un’analisi condotta con ChatGPT-OpenAI, basata su tecniche di NLP e text mining su oltre 50.000 documenti (database accademici, report ufficiali e archivi giornalistici), ha evidenziato come la retorica della “fragilità” sia cresciuta negli ultimi 20 anni, riflettendo le molteplici crisi e l’incertezza globale.
Come è cambiata la rappresentazione del contesto
Sono state rilevate le occorrenze, anno per anno, nell’uso dei termini della famiglia lessicale “fragile” (inclusi instabile, incerto, discontinuo, imprevedibile), e nell’uso dei termini della famiglia “forte” (inclusi stabile, certo, continuo, prevedibile), quando usati per descrivere fenomeni macroeconomici, politiche di sviluppo industriale, scambi commerciali, accordi internazionali, configurazione della catena del valore.
Le evidenze narrative sulla “fragilità” emergono nettamente a partire dalla crisi finanziaria 2007-2009 – con il fallimento di grandi istituzioni, recessione e aumento della disoccupazione – e si accentuano con la crisi pandemica del 2020 (che ha interrotto le supply chain, ridotto drasticamente domanda e offerta, provocando recessione globale e crollo del PIL) e con i conflitti del 2022-2023, che hanno fatto lievitare i prezzi dell’energia, delle materie prime e l’inflazione.
Parallelamente, l’uso dei termini della famiglia “forte” ha mostrato un trend relativamente stabile, con una flessione evidente negli anni post-pandemici, evidenziandone l’uso in determinati contesti per descrivere aspetti positivi come la crescita e la stabilità.
I contesti narrativi in cui la “fragilità” assume significato
Dalla letteratura emergono diverse accezioni del concetto “fragile”, interpretato a seconda del contesto narrativo, da una parte per evidenziare la vulnerabilità dei sistemi economici e produttivi, dall’altra per sottolineare i rischi derivanti dalla complessità e dall’interconnessione dei mercati globali:
- Vulnerabilità dei sistemi economici: “fragile” viene impiegato per descrivere le conseguenze derivanti dalla fluidità degli scenari macroeconomici, e per sottolineare come un’economia possa essere facilmente destabilizzata in presenza di perturbazioni finanziarie e geopolitiche.
- Incertezza negli accordi Internazionali: “fragile” è usato per indicare l’instabilità e la complessità che caratterizzano i processi di negoziazione e implementazione degli accordi internazionali.
- Precarietà nella catena del valore: nel contesto della globalizzazione “fragile” si riferisce a una struttura produttiva altamente efficiente anche se spesso frammentata tra numerosi attori, e quindi esposta al rischio di interruzioni in qualsiasi fase del processo, dall’approvvigionamento, alla produzione, alla distribuzione.
- Discontinuità della supply chain: “fragile” si riferisce alle fonti di approvvigionamento, sebbene sufficienti in condizioni normali, possono essere facilmente compromesse in presenza di crisi.
La “fragilità” del contesto e la percezione degli attori economici
Se questo è il racconto che oramai si fa del contesto esterno, occorre verificare come di pari passo sia cambiato anche il linguaggio attraverso il quale le imprese si rappresentano all’interno di questo contesto, con le loro strategie e le loro scelte organizzative.
Pure in questo ambito il linguaggio si è evoluto negli ultimi anni, ma con dinamiche diverse. Si rileva anche nella letteratura aziendalistica un trend più sostenuto nell’uso dei termini della famiglia lessicale “fragile”, anche se con una frequenza ancora molto inferiore (media 120 occorrenze/anno) rispetto all’uso che se ne fa nella letteratura economica (media 550 occorrenze/anno).
Lo dimostrerebbe l’analisi quantitativa e semantica condotta su articoli scientifici, riviste manageriali e report dei centri di ricerca nel campo delle discipline aziendalistiche, manageriali e organizzative. Un cambio di narrazione che dà il segno – seppur tardivo – di una revisione critica di quella che era la percezione diffusa tra le imprese, le istituzioni, e gli attori sociali, di operare in un contesto sicuro e prevedibile.
L’aggettivo “forte” e suoi sinonimi riferito alla vita delle imprese, dopo decenni in continua crescita, comincia ad essere meno utilizzato solo alcuni anni dopo la crisi finanziaria del 2008, nonostante già da anni emergesse un susseguirsi di eventi che connotavano lo scenario globale come vulnerabile, precario, incerto, discontinuo. Un calo che nel 2020 accelera con la crisi pandemica e quella climatica.
Il trend più sostenuto nell’uso dei termini della famiglia lessicale “fragile” riflette il crescere di una consapevolezza riguardo la vulnerabilità dei sistemi produttivi e dei sistemi sociali, e la necessità di riconoscere che si hanno da gestire non più solo crisi derivanti da rischi intesi come situazioni prefigurabili e gestibili (risk management), bensì “disastri” prodotti da eventi improvvisi e/o dall’imprevisto inaspettato. La novità per le organizzazioni di qualsiasi natura, quindi, è che lo stato conseguente ad un “disastro” non può essere definito una “emergenza”, una “sospensione della normalità” in attesa del ritorno alla normalità, bensì la “rottura” di un equilibrio che necessita di strategie di risposta appropriate tese alla costruzione di volta in volta di una diversa normalità.
Le condizioni di sopravvivenza dei sistemi sociali e organizzativi
La letteratura evidenzia varie accezioni del concetto “fragile” in relazione a scelte imprenditoriali, pianificazione strategica, assetti produttivi, modelli organizzativi e stili di gestione manageriale:
- Vulnerabilità strategica: “fragile” è riferito ad una condizione in cui una strategia di business risulta altamente suscettibile a perturbazioni esterne, compromettendo l’efficacia delle scelte imprenditoriali.
- Condizione di incertezza previsionale: “fragile” riferito al rischio di previsioni aziendali e di decisioni costruite con informazioni incomplete che possono portare a risultati non affidabili.
- Instabilità operativa: la “fragilità” è conseguente ad alcune condizioni di rigidità degli assetti produttivi tali da subire interruzioni o inefficienze conseguenti a shock esterni.
- Affidabilità dei processi manageriali: la “fragilità” è vista come rischio di “rottura” di sistemi organizzativi rigidi, poco dinamici, incapaci di adattarsi e modellarsi velocemente in presenza di ambienti in rapido mutamento.
Non il più forte, ma il più adatto al contesto
L’analisi sembrerebbe confermare che i sistemi economici, produttivi e sociali spesso non riconoscono tempestivamente la fragilità del contesto. Da un lato, il sovraccarico di eventi inaspettati e l’eccessivo rumore di fondo offusca i “segnali deboli” utili ad una organizzazione per reagire tempestivamente senza subire gli eventi. Dall’altro, i “bias cognitivi” distorcono la percezione, sottostimando la probabilità che eventi al di fuori del conosciuto si verifichino, oppure privilegiano decisioni finalizzate a preservare gli equilibri conquistati.
Edgar Morin sosteneva che la crisi non può essere considerata solo come fattore regressivo, perché gli shock conseguenti potrebbero fornire i presupposti per intraprendere azioni nuove e diverse e portare ad innovazioni e opportunità di cambiamenti positivi per lo sviluppo del sistema. Nassim Nicholas Taleb avanza il
* Tratto dalla versione più estesa pubblicata dall’autore: Nunziata E., “Quella diffusa sensazione di fragilità economica”, LaVoce.info, 18/04/2025
condividi questo articolo

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.
I temi su cui lavoriamo
- change management
- innovazione e project management
- servizi, processi e digital transformation
- hybrid work, cooperative work, team work
- apprendimento collaborativo e KM
- performance measurement
- valutazione e sviluppo HR
- coaching e formazione manageriale
- sostenibilità e corporate responsibility
- PNRR e riforma delle P.A.
I Dossier di Brain



