L'anomalia italiana sta nella dimensione delle imprese

L’anomalia italiana - che rappresenta uno degli ostacoli sulla via del recupero della produttività di sistema - sta nella struttura dell’industria manifatturiera per classi dimensionali: molte piccole imprese, poche medio-grandi (vedasi tabella in fondo). Le imprese manifatturiere con meno di 50 addetti coprono 55% degli occupati contro 35% media EU-15 (Spagna 51%, Portogallo e Grecia 46%). Purtroppo essere piccoli non è sempre bello …..ma soprattutto impedisce di essere innovativi, competitivi, e conseguire adeguati livelli di produttività...

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Un patto per la produttività che gevoli la transizione ai nuovi modelli organizzativi

Su Repubblica due articoli  del 10/9 e dell’8/10 scorso, alcuni economisti confermano che l'economia italiana è attanagliata, fin dal lontano 1995, da una crisi di produttività che erode drammaticamente le sue prospettive di crescita, e che la mancanza di risorse, particolarmente accentuata dai tagli alla finanza pubblica, rende quanto meno fioca la prospettata 'politica industriale'. Comunque concordano che....

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La politica dell’innovazione dovrebbe essere sinonimo di politica industriale

La ricetta dell’economista F. Onida in un suo contributo del 25 gennaio su Sole 24Ore :
Primo. Va riconquistato il ruolo assolutamente centrale dell’innovazione tecnologica (e organizzativa!) come motore di riconversione continua dell’intero tessuto di industria e servizi, necessario per rilanciare la produttività e generare nuovi posti lavoro a medio e alto valore aggiunto nella competizione globale. Per usare le parole del CEO della Dow Chemical “occorre riprogettare il manifatturiero del futuro”.....

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Per un nuovo Patto Sociale sulla produttività e la crescita

Oggigiorno, in un contesto come quello italiano, la crescita della produttività può scaturire solo da due condizioni:
- eliminazione delle posizioni di rendita, indispensabile per incentivare gli investimenti produttivi;
- investimenti nelle nuove tecnologie, nel capitale organizzativo e nello sviluppo delle competenze.
Se la prima condizione è il presupposto, la seconda offre le moderne ‘chiavi’ per dischiudere la dinamica della produttività. In aggiunta, è ormai largamente documentato il grande impatto sulla produttività delle cosiddette ‘nuove pratiche di lavoro ad alta performance’ (NPL), pratiche che devono essere adottate 'in grappolo’ (non singolarmente e isolatamente l’una dalle altre) se si vogliono ottenere risultati positivi, e che includono fra le altre coinvolgimenti e ‘buone’ relazioni industriali.

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Distruzione creatrice e politica industriale

Non mi sembra di aver sentito nessun serio economista richiedere un nuovo intervento dello Stato nell'economia, così come paventato da  Alesina e Giavazzi sul  Corriere della Sera.  "Le scorciatoie sono pericolose ....L'ansia di accorciare i tempi che intercorrono fra il momento in cui una riforma è approvata e quando essa si traduce in maggior crescita può far commettere gravi errori. Un esempio di scorciatoie pericolose è la politica industriale dirigista....

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