Quella creatività sovversiva e destabilizzante che favorisce l’innovazione

Fino a qualche decennio fa, i sostenitori della creatività nel sistema produttivo e nelle organizzazioni erano guardati con sospetto a causa di antiche diffidenze culturali che accostavano il pensiero creativo esclusivamente ad un’«originalità artistica» o «fantasia evasiva». Secondo molti la creatività rappresenta un vero e proprio pericolo per le aziende e le organizzazioni che mirano a massimizzare gli «imperativi economici» di coordinazione, produttività e controllo.

In realtà tali imperativi non escludono il concetto di creatività, soprattutto nel mondo odierno, nel quale si è chiamati a dominare un ambiente complesso in cui scardinare le regole del gioco è diventata la nuova regola competitiva. Per Schumpeter «il turbine incessante di distruzione creatrice» rappresenta la natura stessa del capitalismo.
La creatività, sovversiva e destabilizzante, può rappresentare la risorsa attraverso la quale nuove idee vengono generate, sviluppate e trasformate in valore culturale e di conseguenza in innovazione, e quindi in valore economico. E’ doveroso ricordare che in ambito aziendale un’idea, per quanto creativa, deve essere necessariamente appropriata, utile e attuabile.

fig lavoro creativoLa creatività è una risorsa intrinsecamente immateriale ed intangibile, tuttavia presenta i caratteri tipici delle altre risorse economiche: l’utilità, ovvero la capacità di soddisfare dei bisogni individuali o collettivi, e la scarsità, in quanto non tutti riescono ad esplicitare il proprio «ethos» creativo. L’utilità della creatività è evidente ed unanimemente riconosciuta: attraverso le idee creative che si materializzano in scoperte, invenzioni, nuovi prodotti e nuovi processi, grazie ad essa le persone e le imprese sono in grado di creare temporaneamente dei vantaggi competitivi che garantiscono loro degli extra-profitti. In quanto utile, ma scarsa, la creatività è quindi una risorsa economica, come il lavoro, il capitale fisico o finanziario, le risorse naturali, alle quali si attribuisce valore economico e per le quali si è disposti a investire denaro.

Quando si parla di innovazione e di creatività non si può prescindere dalla valutazione dell’aspetto umano necessario per originare qualcosa di nuovo; l’atto innovativo, infatti, si origina con un’innovazione della mente di un individuo dotato di creatività, condizione questa necessaria ma non sufficiente per innovare. Per ottenere questo risultato occorre infatti anche l’apporto di informazioni, la capacità di giudizio critico, il senso della realtà; in altre parole è necessario uno sforzo collettivo. Compito dell’azienda è comunque quello di riconoscere l’individuo dotato di creatività e di conoscenze sufficienti che potenzialmente potrebbe essere utile all’impresa stessa, e adottare una politica di gestione adatta a sviluppare e a motivare il potere creativo dei soggetti stessi e dell’impresa.
A tal proposito Accenture ha intervistato un gruppo di top manager di 40 imprese, con l’obiettivo di individuare i fattori che ostacolano lo sviluppo della creatività e della capacità di innovazione dei knowledge worker. In moltissimi casi, gli intervistati hanno paragonato il proprio lavoro, basato su conoscenze elevate, all’attività artistica: proprio come l’arte e altre attività creative, il lavoro cognitivo di alto livello non solo può avere carattere di eccentricità, ma può anche essere difficile da misurare e da controllare e, spesso, perfino da comprendere. È inoltre emerso che i lavoratori di questo tipo si comportano come degli artisti: desiderano una piena autonomia, aborrono la routine, lavorano seguendo solo i propri ritmi e hanno un’elevata propensione al rischio. Il paragone fra knowledge worker e gli artisti potrebbe sembrare irriverente, in realtà è stato utile per esplicitare gli elementi che aiutano a migliorare le performance e la creatività dei knowledge worker.

Gli appartenenti alla «classe creativa» o knowledge worker, possono vantare non proprietà materiali, ma un patrimonio intangibile dettato dalle conoscenze e dalle capacità creative. La loro funzione economica è di creare forme nuove e significative: nuove idee, nuove tecnologie o nuovi contenuti. Ciò ha chiare ripercussioni all’interno delle aziende, chiamate a gestire e a massimizzare le potenzialità di questa emergente classe di knowledge worker.

La creatività è la sintesi di molti fattori relativi all’individuo e all’ambiente, piuttosto che fenomeno unitario. Per tali ragioni si può comprendere come sia difficile dare una definizione di un concetto così ampio e complesso. Però è possibile una classificazione, come propone Mooney, in base alla quale la creatività viene analizzata focalizzando l’attenzione su quattro aspetti distinti:

1. natura dell’individuo creativo: comprende tutti gli studi volti ad individuare le caratteristiche che un soggetto dovrebbe avere per poter sviluppare la creatività;
2. creatività come prodotto: il concetto di creatività è legato all’idea che un processo creativo si concluda con la creazione di qualcosa di concreto, sia esso un prodotto, un’idea o una teoria;
3. creatività come processo: include tutte quelle definizioni che si basano sulla descrizione di un percorso mentale o di pensiero;
4. creatività e fattori ambientali, quest’ultimi visti come fattore di stimolo o causa di blocchi della creatività.

La creatività individuale si incoraggia e si coltiva. Csikszentmihalyi suggerì di accantonare la domanda convenzionale «che cos’è la creatività?» e di sostituirla con una più provocatoria «dov’è la creatività?». Egli sostiene che nel considerare la creatività sono fondamentali tre elementi: il profilo della persona ovvero il “talento”, il campo o la disciplina in cui quella persona lavora, e l’ambiente circostante che valuta la qualità degli individui e del loro contributo lavorativo. La creatività non si identifica in uno di questi nodi, ma rappresenta un processo dialettico e interattivo in cui entrano in gioco tutti e tre questi elementi;

Secondo altri autori, come per esempio Shapiro, nonostante i decenni di ricerche sulla creatività e sugli individui altamente creativi, non c’è ancora nessun profilo o nessun test in grado di prevedere affidabilmente chi si dimostrerà altamente creativo in futuro. Amabile ha individuato gli elementi da cui emerge il comportamento creativo che possono essere opportunamente influenzati e stimolati.fig creatività

L’expertise include tutte le conoscenze, il talento di base e le abilità tecniche. Non vi è un modo preciso per acquisirla, fondamentali risultano essere la formazione, le esperienze avute e l’interazione con altri professionisti.
Il pensiero creativo fa riferimento al modo in cui le persone affrontano e risolvono i problemi e in particolare la capacità di mettere insieme idee già esistenti formando nuove combinazioni. La capacità di pensiero creativo dipende dalla personalità dell’individuo e dallo stile lavorativo, per esempio, un ricercatore sarà più creativo se la sua personalità è tale da farlo sentire a suo agio quando è in disaccordo con gli altri e ancora meglio se il suo stile lavorativo mira tenacemente alla ricerca di nuove soluzioni.
Questi due elementi possono essere considerati la materia prima della creatività, se però manca la motivazione a svolgere un determinato lavoro, l’expertise e il pensiero creativo non vengono utilizzati. Dagli studi condotti, si è notato che non tutte le motivazioni hanno lo stesso impatto sulla creatività. Per quanto concerne la motivazione estrinseca, quella indotta dall’esterno, la più utilizzata dai manager è sicuramente il denaro, che non è detto che sblocchi la creatività, ma in molti situazioni può anche aiutare. Tuttavia molto più importante risultano essere le motivazioni intrinseche, come la passione per il proprio lavoro. Le persone sono sicuramente più creative quando sono soddisfatte, lavorano con gioia, accettano le sfide che il proprio lavoro quotidianamente presenta loro.
Boden non considera la creatività patrimonio di pochi eletti dotati di un talento sovrumano, ma «la creatività attinge in modo cruciale alle nostre normali capacità. Notare le cose, ricordarle, parlare, ascoltare, comprendere il linguaggio e riconoscere le analogie: tutti questi talenti da uomo qualunque sono importanti». Tale visione sicuramente aiuta a considerare la creatività, non «dono» di pochi eletti, ma come qualcosa che può essere stimolato e incoraggiato e, nel nostro caso, può arricchire l’ambiente di lavoro e l’organizzazione.

La creatività è il risultato di un processo. Le opere creative vengono spesso considerate frutto di un lampo di genio, un’intuizione, risultato di balzi inconsapevoli di pensiero. In realtà questo è uno dei miti negativi che accompagnano il concetto di creatività. Il presupposto da cui è necessario partire è un altro: la creatività è un processo, il risultato di un processo interpersonale, un percorso che si svolge in un tempo piuttosto lungo e che può essere rappresentato da un certo numero di fasi. Sternberg individua tre componenti fondamentali nel processo alla base dell’insight:

1. codificazione selettiva: consiste nella capacità di individuare e selezionare le informazioni rilevanti per un determinato scopo ed eliminare quelle che non lo sono. Quando Fleming di ritorno dalle vacanze, scoprì che i batteri contenuti in una delle sue capsule Petri erano morti, non lo considerò il banale insuccesso di un esperimento. Capì che era accaduto qualcosa di significativo, riuscì a individuare il «segnale» rilevante, separandolo dal «rumore». Dalle sue ricerche su quell’«incidente», scaturì la scoperta della penicillina.
2. combinazione selettiva: ossia la capacità di combinare le informazioni rilevanti una volta identificate, per esempio Darwin mise in serie dati che in massima parte erano già noti agli scienziati del suo tempo; il suo contributo originale fu quello di organizzarli e interpretarli in modo che costituissero il fondamento della sua teoria dell’evoluzione;
3. confronto selettivo: consiste nel porre in relazione informazioni nuove con quelle già acquisite. Nel 1956, Ohno, fondatore della Toyota, durante un viaggio negli Stati Uniti, visitò la Genaral Motors e la Ford, ma la cosa che lo impressionò maggiormente fu la grande diffusione di supermercati, decise quindi di studiare e cercare di combinare questi mondi apparentemente lontani. Un supermercato è un luogo dove il cliente può prendere ciò di cui ha bisogno nel tempo e nelle quantità desiderate. Ohno ha così mutuato l’idea di concepire il processo che sta a monte della linea produttiva, come una sorta di negozio, nella quale il cliente acquista i pezzi necessari nei tempi e nelle quantità desiderate. È allora che il processo iniziale produce immediatamente i pezzi appena rilevati, «rifornendo gli scaffali».

Riferimenti

• Schumpeter, Capitalismo, socialismo, democrazia, (1942) Etas Kompass, Milano 1977
• Amabile T, “How to kill creativity”, Harvard Business Review, n.76,1998
• Davenport T., Cantrell S.e Thomas T, “L’arte di lavorare” tratto da Accenture.com.
• Taylor C.W., Creativity: progress and potential, McGraw Hill, New York ,1964.
• Csikszentmihalyi M., e Csikszentmihalyi .I, Optimal Experience, Cambridge University Press, New York, 1988
• Sternberg, R.J. & Lubart T., “Investing in creativity”, American Psychologist, 51(7), 1996
• Boden, The Creative Mind :Myths and Mechanisms, Basic Book, New York ,1990
• Goleman D., Ray M., Kaufman P, Spirito creativo, (1992), Rizzoli, Milano, 1999.
• Shapero A., Managing creative professionals, in The human side of managing technological innovation,Katz R, Oxford University Press, New York,1997.

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