Uno Stato regolatore dovrebbe sapere come convincere le Scuole ad organizzarsi in rete

Occorrerebbe un salto di qualità affinché tutte le scuole si strutturino in reti stabili e governate. Sarebbe ben poca cosa promuovere reti di scuole come semplici aggregazioni amministrative, se nel contempo non si cogliesse l'opportunità per conseguire maggiori economie di scala, e fornire una risposta efficace alla frammentazione ed all'isolamento della scuola dell'autonomia. Anche questi rientrano tra i punti nodali per realizzare il Piano governativo de « La buona scuola », e su questi c'è bisogno di stimolare appropriati meccanismi per un efficace cambiamento nell'assetto del sistema scolastico.

In questo disegno, le "reti di scuole" rappresentano uno snodo cruciale, perché tese a soddisfare entrambe le esigenze, a condizioni che divengano per tutte le scuole e sull'intero territorio nazionale una modalità di funzionamento "stabile e governata". Partendo dalla situazione rilevata nel corso dei nostri studi , si tratta di indurre nel sistema scolastico un salto di qualità per il consolidamento delle esperienze condotte sinora, utilizzando forme associative più appropriate di un semplice "accordo di rete", che riescano a combinare leggerezza e flessibilità, ma anche durabilità e solidità dal punto di vista della governance, della rappresentatività istituzionale, e della titolarità delle risorse comuni.
Che sia per le scuole una scelta "obbligata, ma non obbligatoria". Noi siamo giunti alla conclusione che le "reti di scuole", per essere stabili, governate e durature, dovrebbero essere frutto di un chiaro indirizzo della politica governativa in tema di organizzazione scolastica, pur se non frutto di una prescrizione normativa. Una scelta "obbligata" per le singole scuole in quanto considerato un requisito necessario per partecipare come protagonisti al Sistema dell'istruzione.
Sarebbe auspicabile, pertanto, una "strategia" normativa che piuttosto focalizzarsi sulla definizione delle regole di funzionamento della rete e sulle sue configurazioni giuridiche, si preoccupi, piuttosto, di "regolare" i comportamenti dei diversi "attori sociali" al fine di indurli a scelte "virtuose" che favoriscano lo sviluppo di "reti tra scuole". Una modalità ben conosciuta nelle forme di intervento pubblico per la regolazione dei mercati, dove si riduce il fenomeno dell'intervento "diretto" in favore di un intervento "indiretto". La "regolazione" auspicata è quella che porrebbe la struttura amministrativa del Ministero come soggetto equidistante – al pari del ruolo svolto dalle Autorità amministrative indipendenti - rispetto alla autonomia delle istituzioni scolastiche. Non la mano pesante dello "Stato mamma" che pianifica e predetermina le decisioni, ma piuttosto convince - salvando le autonomie riconosciute - a modificare comportamenti e fare le scelte migliori. Una "architettura delle buone scelte" in un quadro politico che riconosce e garantisce "l'autonomia funzionale" della libertà di azione, ma che non abbia paura di indicare quali siano giuste e quali sbagliate.
Per far ciò, occorrerà che qualsiasi Istituzione pubblica - che abbia una qualche competenza regolativa nell'ambito del Sistema dell'Istruzione - faccia sempre un chiaro riferimento al ruolo che dovrà essere riconosciuto alle "reti tra scuole" nell'ambito di qualsiasi prescrizione normativa o disposizione che nel tempo andrà a definire. Inoltre, ci sarà necessità di sfoltire stratificazioni e ridondanze normative pre-esistenti e chiarire in maniera inequivocabile distribuzione di ruoli, funzioni e competenze in maniera che, sia le reti che le scuole, possano agire in un quadro di regole certe e definite, univoche e coerenti.
Come fare perché qualsiasi intervento normativo garantisca un elevato livello di coerenza al fine di evitare di attivare comportamenti schizofrenici nel sistema dell'istruzione ? Ed a chi apparterrebbe la titolarità della definizione del quadro normativo di riferimento delle reti?
E' molto importante che il processo di produzione delle norme sul territorio risponda a delle linee guida definite a livello nazionale. A tale scopo potrà essere opportuno intervenire con diversi livelli di normazione nell'ambito delle diverse tematiche che impattano sul funzionamento delle reti di scuole, ad esempio: decreto ministeriale per le linee guida nazionali, leggi regionali di disciplina delle modalità di attuazione, statuti istitutivi, regolamenti esecutivi ed organizzativi.
Una Policy del Ministero per "regolare" i comportamenti dei diversi "attori sociali" . Si propone una "strategia" normativa che si preoccupi di "regolare" i comportamenti dei diversi "attori sociali" al fine di indurli a scelte "virtuose" che favoriscano lo sviluppo di "reti tra scuole" :

a. le singole scuole, che devono trovare una motivazione in termini di costi-benefici dall'aderire ad almeno una rete
b. le singole strutture-rete, che devono essere sostenute sia in fase di start-up che nella continuità della gestione
c. le diverse componenti sociali della scuola (dirigenti, docenti, organismi collegiali, studenti, genitori), che devono sentirsi incentivate nell'impegno necessario per tener in vita una struttura-rete
d. l'amministrazione centrale e regionale, che deve istituzionalmente riconoscere le reti di scuole come l'interlocutore più appropriato attraverso il quale concertare le politiche educative e formative
e. gli enti locali e territoriali (prefettura, ASL), che devono comprendere l'utilità derivante dal poter disporre di interlocutori capaci di tenerli in costante contatto con l'intero mondo della scuola operante sul proprio territorio, per fornire il necessario supporto alla funzione sociale che svolge.
f. le Agenzie Nazionali (valutazione, e/o ispettorato) che devono trovare nelle strutture di rete i riferimenti attraverso i quali coinvolgere più facilmente le scuole nelle loro iniziative di intervento.

Seguendo lo spirito di una regolazione normativa che induca comportamenti virtuosi, si identificano le seguenti tipologie di intervento :
Incentivare la scuola che aderisce alla rete
- la scuola dipende dalla rete per la disponibilità di alcune risorse primarie per il proprio funzionamento e alcune risorse aggiuntive su progetto, in quanto ne è destinataria la stessa rete (dotazioni di personale amministrativo per alcuni servizi di rete, gestione autonoma delle supplenze, fondi per la formazione in servizio, fondi per la ricerca didattica, fondi per infrastrutture e servizi I.T., organici docente per offerta didattica aggiuntiva, etc.)
- sistema di premio/sanzione : prevedere i livelli di performance che la scuola deve aver conseguito come effetto della sua partecipazione ad una rete, affinché possa mantenere la disponibilità delle risorse aggiuntive
Regolare le "condizioni minime" di funzionamento di una rete
- acquisizione di una identità giuridica (associazione,consorzio, impresa sociale) necessaria per esercitare la titolarità delle risorse, e l'acquisizione dei mezzi di autofinanziamento
- condizioni minime di funzionamento organizzativo-istituzionale della struttura-rete (finalità, estensione, organismi, poteri, etc.) per garantire ad esse rappresentatività, legittimità, continuità
- modalità di autofinanziamento attraverso le quali garantire il sostentamento dell'organismo di rete
- linee guida sulle diverse configurazioni di servizio gestibili in rete (acquisti, sicurezza ambienti di lavoro, infrastrutture e servizi I.T., servizi amministrativi, formazione in servizio, supplenze, ricerca didattica per ambiti disciplinari, etc.)
Incentivare le migliori performance di una rete come strumento di integrazione
- vantaggi di cui la rete beneficia in fase di start-up (primi tre anni) sul piano fiscale, finanziario, del dimensionamento di organico, ed i livelli di performance che la struttura-rete deve garantire per continuare ad utilizzare i benefici fiscali, finanziari, di organico aggiuntivo.
- la rete come unico canale di accesso a determinate risorse utili per scuole aderenti (fondi per la formazione in servizio, progetti per la ricerca didattica, infrastrutture e servizi I.T., organici aggiuntivi, etc.)
Motivare le diverse componenti sociali ad essere parte attiva nel funzionamento della rete
- regolare la partecipazione degli Organi dell'Istituto (Consiglio, Dirigente, Collegio docenti) ai processi decisionali della rete.
- regolare gli incarichi di dirigenti, docenti, ATA, nell'ambito della propria rete
- regolare le modalità attraverso le quali lo sforzo di integrazione profuso nella rete da parte dei docenti (funzione strumentale su processi integrati, progetti inter-istituto, etc.) venga riconosciuto, certificato, ed apprezzato ai fini del curriculum e della progressione di carriera.
- regolare la partecipazione degli studenti, e delle loro Associazioni, ad iniziative di rete
- regolare la partecipazione dei genitori, e delle loro Associazioni, agli organismi di rete.

Riferimenti:

- R. H. Thaler, C. R. Sunstein, Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness, Yale University Press, 2008
- E. Nunziata, "Nuovi assetti dell’istruzione pubblica, reti di scuole, e modalità per aggregare, integrare, rappresentare le scuole" , in Rapporto di ricerca "Istituzioni scolastiche, autonomia e reti di scuole", Osservatorio sulla scuola dell'autonomia, Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche "Vittorio Bachelet" dell'Università Luiss, Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, febbraio 2012

Tags: cooperative working, team, reti, riforma delle P.A. e spending review, Eugenio Nunziata

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