Immaginazione e coscienza

La forza della leadership sta nella capacità di configurare per ogni cosa una forte immagine del punto di arrivo. Solo l'aver prima "dentro di noi" questa immagine ci consente poi di comunicarla agli altri. Non si tratta solo di sapere qual è l'obiettivo, ma di avere di questo obiettivo una visione ricca di significato e un sentimento collegato al valore che esso ha per noi. L'ideazione della visione richiede investimento personale, richiede tempo e volontà.

È un'attività a volte faticosa che deve fare i conti con la fretta, con le trappole della semplificazione, con la presunzione, con l'abitudine. Lavorare con il risultato in mente si basa sul principio che tutte le cose sono create due volte; una prima creazione è nella nostra mente e nel cuore, l'altra nelle nostra mani. La prima precede la seconda. Usando le parole di R. Covey:"è incredibilmente facile rimanere presi nella trappola di attività sbagliate, fine a se stesse, e di lavorare duramente per arrampicarsi sulla scala del successo solo per scoprire poi che poggia sul muro sbagliato. È possibile essere anche molto attivi, senza essere efficaci".Intelligenza emotiva
Le capacità, da tutti possedute, che ci possono aiutare ad elaborare la nostra visione sono l'immaginazione e la coscienza.
Con l'immaginazione possiamo visualizzare i nostri obiettivi, arricchendo l'analisi razionale con il contributo della parte emotiva della nostra mente. L'immaginazione pesca nella parte più profonda della nostra esperienza (nella memoria emotiva) e porta alla luce dati e informazioni che la razionalità non può produrre, mobilita emozioni che attivano la motivazione e la volontà ad agire. È nota la descrizione che il famoso alpinista Messner fece della sua preparazione prima di un difficile cima. Spiegò come per mesi dedicasse molto tempo ad immaginarsi sulla vetta e che questo caricasse continuamente la sua motivazione. Descrisse come passasse diverse ore ogni giorno a "vedere" con l'immaginazione i passaggi sulla parete, a "sentire" le difficoltà e come questo consentisse di trovare soluzioni tecniche nuove ai problemi da affrontare.
Lo stesso fanno gli sportivi quando si allenano e si preparano alla performance. Gli studi di neurofisiologia hanno dimostrato che i centri del cervello che si attivano con l'immaginazione sono strettamente connessi a quelli motori, dell'azione e della decisione. Immaginare stimola e prepara all'azione
La coscienza ci mette in contatto con ciò che più conta per noi, con le nostre linee guida, con la percezione delle nostre possibilità (talenti e limiti) e ci permette di vedere e arricchire, da un altro punto di vista, i nostri obiettivi. La coscienza ci permette di dare uno sguardo all'esterno e di valutare quanto e in che modo la nostra visione si colleghi e risuoni con le aspettative e i bisogni dei nostri interlocutori
Una volta "dentro di noi, il punto di arrivo, l'obiettivo, deve essere comunicato agli altri. Pur essendo un presupposto, la forza dell'obiettivo è una condizione a volte non sufficiente.

Nelle ricerche citate un tratto comune nei leader esaminati era la capacità di comunicare in modo "appassionante", cioè di comunicare attraverso le emozioni. Ci limitiamo qui a dire che questa capacità, certamente collegata a doti personali, può essere anch'essa fatta crescere investendo in quella che alcuni studiosi ha chiamato "intelligenza emotiva".

L'intelligenza emotiva è una forma di intelligenza umana. La maggiore conoscenza del funzionamento del nostro cervello, cresciuta soprattutto negli ultimi anni, ha mostrato come noi possediamo più forme di intelligenza, coordinate tra loro ma con sedi e specializzazioni precise e funzionali. Intelligenza logica, musicale, corporea, linguistica, artistica, spaziale, emotiva, sono modalità specifiche di funzionamento del nostro cervello che possono essere educate e sviluppate e che nell'insieme forniscono la ricchezza complessiva della persona.
L'intelligenza emotiva è forse la più rilevante assieme a quella logica-razionale per quanto riguarda il tema della leadership. La scoperta del peso di questa forma di intelligenza è venuta ancora una volta dalla ricerca: esaminando (intorno agli anni 60) la storia professionale di migliaia di studenti di famose università americane, laureati con il massimo dei voti e con quozienti di intelligenza razionale elevati (QI), si scoprì che il QI non era affatto predittivo del successo personale. Nei posti di responsabilità di diversi settori aziendali e istituzionali c'erano persone il cui mix di capacità e qualità era molto lontano da quello descritto dal QI. Ad eccezione di alcune capacità logico-razionali (visione d'assieme, sintesi, decisione) il quadro delle competenze era composto da capacità e qualità di carattere relazionale ed emotivo. In particolare, si scoprì che nelle situazioni complesse e in cambiamento, caratteristiche delle situazioni aziendali odierne, ciò che più caratterizzava i leader era la capacità di integrare la parte razionale con quella emotiva, cioè far funzionare le due intelligenze insieme. Un'altra ricerca recente centrata sul modo di decidere di un centinaio di top manager ha evidenziato come l'80% di loro dichiarasse di decidere nella maggior parte dei casi (e soprattutto sulle decisioni importanti) su base intuitiva e cioè utilizzando le emozioni e le sensazioni viscerali, capaci di accedere a campi profondi di conoscenza che la razionalità non raggiunge.
La intelligenza emotiva è l'uso intelligente e consapevole delle emozioni, è un insieme di capacità che utilizzano le emozioni e i sentimento come ulteriore fonte di informazione per produrre un comportamento più ricco e intenzionale.
La neurofisiologia moderna ha fatto luce su molti aspetti del funzionamento del cervello umano e del ruolo delle emozioni nel determinare il nostro comportamento.
In sintesi le emozioni, che noi avvertiamo al di là della nostra volontà e intenzione, sono segnali che si attivano in relazione al nostro rapporto con l'ambiente esterno, che ci danno informazioni circa questo rapporto. Una parte ben precisa del nostro cervello (il sistema libico e l'amigdala in particolare), assai antica nella scala evolutiva, è deputata a processare i segnali che arrivano dai sensi, prima che essi arrivino ai centri razionali, e a dare delle risposte in parte automatiche e in parte mediate dai centri razionali su diversi piani.
La parte razionale del cervello, deputata al pensiero logico (i lobi frontali), cresciuta in modo assai rilevante nell'evoluzione, è connessa in modo assai esteso alla parte più antica emozionale. Una parte influenza l'altra e viceversa. Si potrebbe dire, in modo schematico, che ogni nostro pensiero e comportamento, contiene informazioni emotive ed è influenzato da esse ed anche che le nostre emozioni sono a loro volta influenzate dal pensiero e dall'azione del nostro corpo. Tuttavia il meccanismo di influenza è in larga parte inconsapevole e questo anche per ragioni di formazione/educazione personale. Così mentre ci possiamo accorgere in casi particolarmente vistosi che una emozione "sequestra" il nostro comportamento intenzionale ("sono così emozionato che non riesco a parlare.."), nella maggior parte dei casi non avvertiamo il gioco sottile dell'influenza dei sentimenti e delle emozioni. Ci appare sotto controllo il pensiero logico (soprattutto per ragioni culturali) che sembra dominante, e questo ci tranquillizza, ma ci sfugge il suo intreccio con l'area emozionale. Questa, di cui cogliamo l'esistenza, a sua volta ci appare misteriosa, poco conoscibile e tranquillizzante. Ed anche poco utilizzabile.
Avere intelligenza emotiva significa allora utilizzare insieme la parte razionale e quella emotiva della nostra mente, diventando più consapevoli dei meccanismi che regolano la loro dipendenza reciproca. L'intelligenza emotiva ci consente di far uscire dall'ombra le emozioni e di utilizzarle come fonte di conoscenza della realtà e di guida del pensiero e dei comportamenti.

Come ogni forma di intelligenza, anche quella emotiva è sviluppabile. E le aziende che hanno a cuore lo Sviluppo del potenziale manageriale delle proprie persone, sa quanto sia importante lavorare su questa dimensione. Motivazione, consapevolezza e allenamento sono, come per altre intelligenze, le condizioni per lo sviluppo. Un approccio interessante sul tema dello sviluppo è quello che parte dalla definizione di modelli di competenze dell'IE. Senza voler approfondire questo argomento, si riporta in sintesi il modello tratto dal lavoro di D. Golemann, uno dei pionieri degli studi sull'IE. La struttura delle competenze emotive è suddivisa in competenze personali e sociali.

Le competenze personali sono:
• Consapevolezza di sé: la consapevolezza del proprio stato emotivo, dei propri valori e principi di riferimento, l'accurata e continuativa autovalutazione della propria azione, dei punti di forza e di debolezza, la fiducia in se stessi
• Padronanza di sé, gestione delle proprie emozioni,apertura, trasparenza, circa valori e emozioni, adattabilità, fidatezza, responsabilità
• Automotivazione: orientamento alla realizzazione, impegno, tenacia, iniziativa, positività.
Le competenze sociali sono:
• Consapevolezza sociale: empatia, consapevolezza dei sentimenti e delle esigenze degli altri, consapevolezza organizzativa, capacità di leggere le relazioni tra le persone, accettazione e utilizzo della diversità
• Gestione dei rapporti interpersonali: capacità di costruire buone relazioni interpersonali, favorire il cambiamento, gestire i conflitti, generare influenza, capacità di collaborare e lavorare insieme ad altri.

Tags: valutazione e sviluppo HR, Giorgio Gorli

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